similitudini

ma che parola strana è similitudini? ha una ricorrenza di i che la fa suonare strana… comunque questa mattina, all’alba, pensavo a come una serie di corsi e ricorsi storici si siano susseguiti nella mia vita “amorosa”. ecco, ho già detto varie volte quanto Lawrence d’Arabia fosse per molti aspetti un Teatrante, pari pari ma con vent’anni in più. cioè, forse sono diversi nell’approccio goliardico alle donne che aveva il Teatrante  (e credo abbia ancora oggi), uno aveva il teatro e l’altro il partito, ma l’aspetto scanzonato, poco pratico e molto campato in aria di entrambi, me li ha fatti sempre sembrare molto simili ai miei occhi. e sarà proprio per questo motivo che entrambi mi hanno alla stessa maniera (e nello stesso ordine) interessata, stregata, abbandonata.

così questa mattina, all’alba, ho pensato che in entrambi i casi le nostre storie (io e il Teatrante, io e Lawrence) sono passate per un punto in cui lui era molto più avanti di me. 

la prima volta eravamo in uno di quei suoi soliti locali dove si beveva birra con lumache e lupini, è uno di quei ricordi che mi emoziona, e lui mi disse “io mica ti lascio tornare in Italia”. la cosa, cavolo, mi emozionò perché nessuno me l’aveva detto prima, però, cavolo, cavolo, mi gelò e da lì iniziai ad attaccarmi all’Italia in modo che ancora oggi mi chiedo come mai (guardavo tutti i programmi via cavo solo per sentire qualcuno che parlasse come me)…

poi finì che quando finalmente m’ero resa conto che dell’Italia potevo fare bene a meno mentre lui mi piaceva davvero, allora lui invece mi disse, mentre mangiava in cucina, nella cucina della nostra casa, che no, si era sbagliato, non era quello che voleva e che io non mi sarei mai abituata a stare lontano da “casa mia”.

la seconda volta eravamo a casa mia, in uno dei nostri soliti litigi, in una di quelle occasioni in cui litigavo senza un motivo, cercavo solo un motivo per allontanarlo,  uno di quei ricordi che brucia ancora. e lui mi disse “pensare che avevo pure pensato che potevamo provarci, a fare un figlio”. mi gelò, perché mi piaceva, ma ammetterlo non era proprio semplice. ero confusa e certo pure felice, ma pure molto confusa.

e ora è finita dopo aver ricominciato tante volte, ma non me l’ha mai più detto. anzi, ora che finalmente ero io ad avere il coraggio giusto e aver capito che poteva essere il nostro futuro, allora mi ha detto che “meglio lasciar stare, perché abbiamo desideri diversi”.

ecco, il tempismo non è il mio forte e le occasioni sono sfuggite, senza riuscire a coglierle… tutta colpa mia?

 

3. guarda un film o meglio ancora leggi un libro

non leggo un libro da secoli. le scuse ufficiali sono che lavoro già 20 ore al giorno e la sera voglio vedere cose sceme; non trovo un romanzo che mi interessi davvero; perdo troppo tempo tra tablet e cellulare… qualche titolo interessante?

 ma quanto è triste questo video?

 

è lunedì

è lunedì, un bel lunedì direi, perfetto per ricominciare. ché non si riparte mai di che so, giovedì, no, ci vuole proprio un bel lunedì. e così tra noi è davvero finita e questa volta giuro che se non torna lui stile ultima scena di pretty woman, allora è finita davvero. ok, arrivi in motorino e non in rolls royce, ok sali in ascensore, ma se non hai le intenzioni pari pari uguali a quelle di Richard Gere allora non farti vedere per niente.

che poi io sono una donna tutta d’un pezzo, ecco, avevo detto di no e poi l’ho richiamato per un aperitivo, poi ancora un altro no e dopo una settimana ero sotto casa sua, alla fine un altro no definitivo e oggi, diciamolo, gli ho scritto ancora ti prego non lasciarmi! ma ecco, questa volta è pure lui a dire no, e i suoi no, cavolo, sono no veri. pesano di più.

così questa volta ho scaricato il mio bel decalogo (anzi sono 12) delle cose da fare per ricominciare. cominciamo col primo punto:

  1. abbruttisciti per tutto il giorno (o per una settimana)

ecco io, a parte che cercherei di farmi più carina visto che lo stato depressivo e il preciclo aumentano già da soli le occhiaie e il viso scavato, che ho messo 5 kg per sopperire alla mancanza di affetto con le calorie e che non vedo, nell’ordine, una palestra, una estetista e un parrucchiere, esattamente da 1 anno, 8 mesi e 3 mesi. diciamo che forse sono già sufficientemente imbruttita. però ecco, forse ha ragione. non siamo abituati a concederci di poter stare giù. non ne abbiamo il tempo. io sono allergica all’analizzare, al capire e metabolizzare. le mie storie finiscono come sono venute, dall’improvviso, prima non c’erano, poi ci sono, dopo non ci saranno più. faccio difficoltà a capirle quando ci sto dentro, figuriamoci quando è bella finita e bisogna archiviarla. le mie storie si ammucchiano, questo è il mio metodo rapido per fare ordine (ordine?). e allora ne approfitto col punto due:

2. scrivi e scrivi ancora

22-e1321659688134

 

 

 

 

altro giro di valzer

se qualche mese fa qualcuno mi avesse chiesto come mi sarei vista oggi (e per oggi intendo  preciso 30 maggio) io avrei risposto che mi sarei vista una donna sposata. e non sto dicendo che da bambina sognavo di sposarmi, io dico che se sette mesi fa qualcuno me lo avesse chiesto, io gli avrei risposto convinta (ed è il convinta che mi spaventa, più del pensiero in sé) che quell’uomo me lo sarei sposata. e pure a breve. ma qualcosa deve essere andato storto.

vediamo di fare chiarezza, il lui in questione è Lawrence, incontrato nel deserto un annetto fa. la nostra è stata una storia travagliata, fatta di grande passione e profondi ripensamenti (come piacciono a me), fino a quando, verso Natale, ho allentanto i miei dubbi e sono partita in quarta pure io, pensando che niente ci avrebbe più fermati.

ma adesso, nel momento in cui io finalmente vedevo la strada in discesa, lui ha iniziato a vedere le prime salite e tutto quello che prima gli sembrava così chiaro, e semplice, ad un tratto non lo era più.  i miei dubbi sono diventati i suoi.

per farla breve, dopo mesi di lavoro sulle mie strutture mentali lui mi ha mollata, a dimostrazione del fatto che forse quelle strutture non dicevano stronzate.

“Il lupo perde il pelo ma non il vizio” mi dicevano, e un uomo di 50 anni che non si è ancora mai sposato, non sposerà neppure te.

altra lezione imparata e che botta.

cronaca di una storia

Lawrence d’Arabia l’ho conosciuto in Aprile, alla festa della Liberazione, nel deserto rosso della Giordania, da qui il suo nome Lawrence. mi sono resa conto d’aver pensato a lui quando gli chiesi quanti anni avesse. mi disse l’anno di nascita, lo stesso decennio di mia madre, 22 anni più di me e ci rimasi male, ne dimostrava di meno. ma ecco, perché rimanerci male? se non perché in fondo lo avevo pensato vicino a me. lui invece pare si fosse accorto di me quando un giorno nel deserto l’avevo mandato a quel paese, doveva capirlo fin da subito che non era cosa facile.

così quando siamo tornati in Italia l’ho cercato io per prima, avevo rimesso i piedi nei miei casini, nella storiella senza senso con Romeo, quella cattiva con Lui, e Lawrence era quell’aria frizzante della primavera che mi riportava alla vita. e più stavo bene con lui, più chiudevo con quel non senso di prima e più mi saliva la paura, il terrore che potesse essere davvero lui quello giusto. e io avevo paura perché  semplicemente non l’avevo messo in conto d’innamorarmi di uno così. ma le cose succedono e ho iniziato a pensare a lui ad ogni canzonetta scema per l’estate che arrivava prepotente. mi sono compromessa quando ho accettato di passare con lui il suo compleanno, perché non si decide di stare insieme il giorno del compleanno se non c’è qualcosa di più. il compleanno è un giorno speciale e noi eravamo in un posto all’aperto, io ho ordinato un dolcetto, gli ho imposto una candelina e gli ho cantato tanti auguri. ancora tanta rivoluzione e tanto amore, era il mio augurio. allora ho iniziato un infinito tira e molla, che lui con pazienza ha accettato e sopportato. stavo bene, ma avevo paura, paura del presente e del futuro, paura delle convenzioni e paura pure di tornare a prima di lui, perché io non potevo già più stare senza di lui.

così ci siamo concessi una settimana, una settimana intera, ma una sola, di felicità pura, in sella al motorino a reggerci le lacrime e le risate. e poi ognuno di noi è partito per la sua estate, colpa mia che non l’ho voluto con me. eppure quella lontananza ci ha uniti e quando è tornato gli ho detto subito che l’amavo. e la paura allora ha iniziato a prendermi alle gambe, come mi aveva detto qualcuno la paura è una cane nero che va via solo se lo guardi negli occhi, e a me la paura mi pigliava le gambe che non riuscivo a salire la rocca del suo paese. avrei voluto fuggire, perché io invece è così che faccio, scappo.

un matrimonio ci ha regalato quell’opportunità che probabilmente altrimenti non avremmo colto e siamo partiti per Taormina e uno scoglio ci ha regalato le risate, una sdraio lo stesso respiro, un pulmino in attesa il desiderio di amarci sempre e comunque.

così, tra accelerate e frenate anche lui era con me al mio compleanno. venivamo da un periodo di silenzio e quella mattina mi disse che voleva portarmi al mare, io arrivai in ritardo a casa sua, scesi dalla macchina e lo abbracciai e passammo una giornata insieme fino al sole che tramontava nell’acqua. il piacere me o sentivo sulla pelle, così vicino che la tua mano sul mio petto è la mia, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.  e il mese di Ottobre è volato così, con noi insieme, facendo tardi la mattina e godendoci gli ultimi giorni di sole e del mio lavoro.

a Novembre ho cambiato lavoro e ho avuto bisogno del mio tempo, come al mio solito, in maniera sdegnosa l’ho allontanato. un mese lontani, sì un mese intero. eppure lo sapevo che era solo questione di tempo, che lo avrei richiamato, perché ormai era dentro di me. allora perché l’ho fatto? avevo bisogno di capirlo, di maturarlo. sono impulsiva eppure in questo avevo avuto bisogno di tempo.

e così è stato. e tutto è ripreso e soprattutto io questa volta lo sapevo quello che volevo, che adesso c’eravamo lui e io insieme e non c’avrei più rinunciato.

inizia la nostra quotidianità invernale, il lavoro, la famiglia e le poche ore di vita insieme quando finalmente un vaporetto e mille ponti ci portano a credere che questa volta sia quella giusta per stare bene insieme per sempre.  questo 2015 sembra ben iniziato fin quando una mattina all’alba ci sveglia una chiamata. la perdita di una madre non si supera  facilmente e io gli sto vicino come posso. ho pianto con lui e lui ha pianto con me quando nella mia famiglia un sogno si è infranto in un’analisi del sangue. e forse tutte le lacrime ci hanno stancato, appesantito, diviso. e io, una sera, fuori da una rumorosa pescheria gli ho detto d’andare via. perché l’ho fatto? per capire che non so gestire i sentimenti, che mi accorgo del valore di ciò che è perso solo quando è perso, appunto.

ma io lo spero, che non sia ancora del tutto finito .

come ci si riprende

lasciarsi a tre giorni da san Valentino, con il regalo già preso, non è da svegli. ma a me è successo.

è stato il punto d’arrivo di una settimana triste e buia, quando in cinque giorni sei in cielo, lo tocchi con un dito ed è lì a portata di mano che pensi sia tutto possibile, che quel sogno finalmente si avvera e ora sì che è cambiata l’aria.

e poi invece un’analisi si porta via ogni speranza e no, capisci che l’aria è sempre la stessa.

la nostra storia non ha retto alla mia tristezza presente e la mia voglia di futuro, le mie paure e le mie voglie.

ed è una batosta.

come ci si riprende?

metto via il suo spazzolino

guardo le giornate diventare più lunghe

cancello la nostra ultima conversazione su whatsapp

canto sotto a doccia

ritorno a dormire a sinistra

guardo i biscotti nel forno

amare, ancora

e che non sia solo un libro

11-copia-copia

corto#16

La vita ha un grande e difficile incarico per te. Mi auguro che sarai all’altezza della situazione, perché temo che tu non abbia molta scelta. Il tuo compito è accettare di provare più gioia e piacere. La ricerca del diletto e del godimento dev’essere in cima alle tue priorità. Un blando divertimento non sarà sufficiente. Ti è vietato accontentarti di un tiepido entusiasmo. È tuo sacrosanto dovere straripare di dolce appagamento e stimolanti benedizioni. Trova il modo di farlo succedere.

sempre Brezsny

questo non può essere l’oroscopo di una settimana, ma neppure di un mese o un anno. questo è il mio oroscopo per sempre 🙂

i migliori anni

lo avevo sospettato, lo avevo capito dalla piega di qualche piccola ruga dei suoi occhi, lo aveva detto mia madre quando un giorno mentre lavava i piatti mi fa “non ti vedo così felice dai tempi del teatrante“, saltando a piè pari dieci anni di vita in mezzo. ne ho avuto la conferma ieri sera, quando sono andata da Lawrence con la speranza di dargli un po’ di conforto per quella perdita incolmabile che è la morte di una madre. e l’ho trovato nello studio, con due amici, a riguardare le foto, alcune in bianco e nero, di una vita, di una roma che ormai non esiste più.

in una c’era lui, giovane, trentenne, bello, spavaldo e felice, di quel tipo di felicità che poi non avrai più perché hai già visto troppe cose. quella sfrontatezza era la stessa che mi aveva stordito dieci anni prima in un’altra persona e in un altro paese. mi sono sembrati identici, o almeno la sensazione che ho provato io era identica. amore.

e anche i trent’anni devono essere stati per entrambi uguali. quando ho visto le foto della sua prima fidanzata, bellissima, con due occhi chiari grandi. e perché l’hai lasciata? …e io volevo fare la rivoluzione.

e sono gelosa, gelosa di non averlo potuto avere io a trent’anni. ma come si fa ad essere gelosa di una cosa impossibile? ecco, volevo essere io il primo uomo sulla luna, ma mia madre nel ’69 non era ancora neppure sposata. come si fa a rimpiangere una cosa così?

avrei voluto far parte della sua vita prima di me, e siccome la sua vita è più lunga della mia di diversi anni, mi manca un pezzo fondamentale, quello più bello, quando pensi che la rivoluzione la farai davvero.

ti mancano i miei anni migliori? tranquilla, gli anni migliori sono quelli che devono ancora venire.

e mentre mi preparo la radio passa questa.

questione di tempo

ormai il gioco si fa serio, niente più settimane a metà, festeggiamenti vari e tanti auguri. adesso ci si mette pure a dieta e si combatte con la lista dei buoni propositi, che hai buttato in una giornata di vacanza, davanti al camino, dopo un’abbuffata, quando tutto sembrava facile e fattibile.  ecco, adesso so’ cavoli.

ho passato gli ultimi due anni a lamentarmi che volevo lavorare di più, ché se non lo faccio adesso quando? dovevo spingere l’acceleratore, darmi da fare a costruire una bella fetta della mia carriera, perché è adesso che dovevo. e finalmente questo lavoro è arrivato, lavoro dieci ore al giorno e qualcuno mi chiama capa. eppure, negli stessi giorni, succede che arriva uno, arriva dal deserto rosso e vive dall’altra parte di roma, uno che ha quasi il doppio dei miei anni, uno che mi fa perdere la testa e non vorrei fare altro che startemene a casa a cucinare, alla faccia  di qualsiasi emancipazione femminile. e soffro, che del lavoro non me ne frega niente e la sera corro a casa a tritare, stufare, friggere e impastare a prenderlo per la gola (e devi vedere come apparecchio per bene la tavola). un tempismo perfetto direi.

lo so, se fosse possibile tornerei indietro subito, abbandonerei la fatica del nuovo, per rituffarmi al riparo del sicuro, del vecchio, di quello che richiedeva il minimo impegno con massimo medio risultato. abbandonerei la sfida? sì. sconfitta? forse, ma ‘sti cavoli. ho scoperto che la montagna è più alta di come mi sembrava da sotto, più difficile la scalata e se si potesse sì, probabilmente tornerei indietro e ci ripenserei. ma per fortuna non si può.

questa settimana lavoro duro:

Compiti per tutti. Scrivi una sintesi del grande progetto che intendi realizzare nel 2015.